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“Dieci euro su Deliveroo per il vostro pokè non cambieranno tanto le sorti della pokeria, ma possono significare molto per i posti sinceri.”

Molto spesso i milanesi – quelli da generazioni o quelli che lo sono appena diventati – sanno dove trovare dell’ottimo sushi, dei grandissimi tacos, ma brancolano nel buio per quanto riguarda i luoghi storici della città, dove mangiare della buona cucina tradizionale lombarda o farsi un panino come una volta. Nello straordinario e immenso universo dell’internet, però, c’è una pagina che racconta i locali storici di Milano senza troppa nostalgia, come luoghi ancora vivi e caldamente consigliati da frequentare e non solo da guardare. Posti Sinceri non si nutre esclusivamente di una gloria fatta di follower e like: chi li segue – o buona parte di essi – è ben felice di salvarsi le foto ed entrare in questi vecchi bar e trattorie di quartiere a consumare l’aperitivo, un caffè o una cena.

Il problema, che i ragazzi di Posti Sinceri stanno portando alla luce giorno dopo giorno, è che ultimamente molti di questi luoghi della Milano storica, spesso già a rischio, potrebbero scomparire a causa della crisi della ristorazione seguita al coronavirus. E loro per aiutarli usano Instagram.

Avevamo voglia di mappare tutti questi posti – trattorie, bocciofile, bar, ristoranti, gelaterie – che già prima frequentavamo. La domanda che ci siamo posti è stata: perché a noi piacciono tanto ma siamo gli unici, o quasi, a conoscerli?

“Il progetto Posti Sinceri non è nato per un’operazione nostalgia,” mi dicono in una videochiamata in cui non li ho visti in faccia, ma ho potuto apprezzare il loro soffitto. I ragazzi, infatti, vogliono rimanere anonimi. “Avevamo voglia di mappare tutti questi posti – trattorie, bocciofile, bar, ristoranti, gelaterie – che già prima frequentavamo. La domanda che ci siamo posti è stata: perché a noi piacciono tanto ma siamo gli unici, o quasi, a conoscerli?” Il progetto, nato come fotografico e sviluppatosi come ricerca vera e propria, non è fatto di caption strappalacrime che strizzano l’occhio ai bei tempi andati. C’è sempre un nome (“il bar della Mina”) o un piccolo vezzo letterario (“Sotto ai treni”) o una descrizione asciutta (“Pensilina Bar”).

Posti sinceri chiusura coronavirus

Da Mimmo ed Enzo. Tutte le foto per gentile concessione dell’account Instagram Posti Sinceri.

Nei giorni di lockdown sono stati parecchi i messaggi di amici o follower che mi hanno chiesto se sapessi quali posti più conosciuti non avrebbero più alzato le saracinesche per via della batosta economica che il coronavirus si è lasciato alle spalle. Le domande riguardavano famosi ristoranti, pizzerie, trattorie e cocktail bar ma mai, nemmeno una volta, mi è stato chiesto se sapessi della chiusura di luoghi storici come, chessò, il Bar San Calisto a Trastevere. E in effetti non avrei nemmeno saputo rispondere perché questi luoghi di quartiere, antichi come lo sbarco sulla Luna, non sono facili da monitorare. Non sempre ci sono pagine sui social pronte a riferire di una chiusura: ce ne si accorge, magari, trovandocisi davanti e rimanendo con un vago senso di tristezza. E mi è capitato in almeno un paio di casi, di vedere cartelli di “Vendesi” laddove prima sorgeva un bar di vecchietti.

In questi giorni i ragazzi di Posti sinceri stanno cercando di fare una vera e propria mappatura e mi hanno spiegato che hanno riscontrato un solo caso di chiusura definitiva: lo storico bar milanese Anny. Anche se da segnalare ci sarebbe anche il Bar Rattazzo in Colonne di San Lorenzo, chiuso definitivamente a causa sì del coronavirus, ma soprattutto della dipartita del suo storico oste, Piero.

“Abbiamo iniziato a mappare già dal periodo del take away. Adesso facciamo telefonate o andiamo direttamente nei luoghi,” mi dicono. “Siamo rimasti un po’ stupiti perché ci capita spesso di vedere alcuni dei locali storici chiudere. Ci aspettavamo che il coronavirus mietesse molte più vittime del solo Bar Anny, che crediamo aver chiuso perché non se la passava tanto bene già prima, figurarsi dopo due mesi di stop.” Bar e ristoranti che stanno in piedi da più generazioni della stessa famiglia hanno più possibilità, almeno all’inizio, di sopravvivere. “Devi contare che sono luoghi la cui gestione si passa di generazione in generazione,” mi spiegano.

Forse questo virus ha spinto le persone a vivere il quartiere

“Sono spesso a conduzione familiare, un affare di famiglia, dove non ci sono molti dipendenti (o nessuno) da stipendiare se non la famiglia stessa. E poi c’è il fatto non trascurabile che in molti casi si possiedono le mura del locale, non pagando affitti.”

La questione degli affitti è uno dei nodi fondamentali per cui tanti ristoratori si sono trovati in difficoltà. Difficilmente chi vuole aprire un’attività può comprare le mura del negozio. E gli affitti sono spesso vertiginosi: sostenibili con un carico di clienti a pieno regime, zoppicanti senza. Diversi amici gestori di locali si sono ritrovati a volte con affitti, bollette e fatture da pagare a saracinesche abbassate, quindi senza introiti. Sono nate nuove associazioni, da quelle di cocktail bar a quelle di ristoratori, soprattutto perché in questi mesi al mondo Horeca è sembrato di venire trattato a pesci in faccia.

Chiusura locali storici covid

Latteria Bellaviti

Ma tornando ai posti sinceri: “L’altro punto a favore dei posti sinceri, come li chiamiamo noi, è il fattore clientela: sono spesso locali di quartiere con una clientela magari non troppo ampia, ma fissa.” Mi continuano a spiegare. “Quindi al momento della riapertura la gente è tornata da loro e molti altri, magari giovani, che non potevano uscire troppo dal circondario hanno iniziato, per dire, a comprare le sigarette dal tabaccaio sotto casa invece che in centro. Insomma, forse questo virus ha spinto le persone a vivere il quartiere.” Continuano spiegandomi che bisognerà capire se, invece, i locali storici del centro riusciranno a sopravvivere più facilmente. C’è il fattore turismo assente e “il fatto che molti dei posti sinceri in centro vengono frequentati perlopiù da chi lavora negli uffici, in buona parte ancora chiusi.”

Non sempre i gestori accettano di farsi riprendere, però. “A volte non capiscono cosa vogliamo da loro. Che il nostro canale potrebbe aiutarli.”

Milano non è la sola città che soffrirà della mancanza di turismo: prendete Venezia, dove ha fatto discutere la scelta dell’Harry’s Bar, storico bar veneziano, di non riaprire per il momento (non c’è una data certa di riapertura “Forse a fine Giugno, dipende dalle misure che ci saranno in futuro”, mi hanno detto al telefono). E come l’Harry’s Bar anche altri bar storici a Venezia e in tutta Italia: su 300.000 tra locali, bar e ristoranti, 90.000 hanno deciso di non riaprire in questa Fase 2, come sottolinea la FIPE Confcommercio. E si suppone che alcuni di questi decideranno di non riaprire più.

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Trattoria Sasset

Come abbiamo detto all’inizio, i ragazzi di Posti Sinceri hanno deciso di aiutare trattorie, bar e bocciofile della Milano quasi sparita a suon di stories Instagram. Hanno lanciato una campagna, semplice ma molto efficace, con il nome di “RIAPRONO” nelle storie in evidenza, in cui riprendono i gestori dei posti sinceri in prima persona in una sorta di pubblicità per portare i loro follower a godere di un ossobuco alla milanese o un bianchino come aperitivo. “Questa volta abbiamo deciso di schierarci apertamente,” mi dicono. “Vogliamo sensibilizzare davvero le persone ad andare in questi posti. Dieci euro su Deliveroo per il vostro poké non cambieranno tanto le sorti della pokeria, in cui spesso ci sono degli investitori e non vere e proprie famiglie. Quegli stessi dieci euro, però, possono significare molto per i posti sinceri.”

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Bar Paparazzi.

Non sempre i gestori accettano di farsi riprendere, però. “A volte non capiscono cosa vogliamo da loro. Che il nostro canale potrebbe aiutarli. Non sappiamo cosa succederà a lungo termine: sono trattorie o bar in cui il menu costa spesso un’inezia e si vedono tolti a volte il 70% dei coperti. Posti a conduzione familiare dove spesso il lavoro è stata la parte più importante della loro vita.”

Quindi, se volete ancora vedere quelle belle insegne antiche e i loro gestori pittoreschi, sostenete i posti sinceri della vostra città. Patatine della busta e vermut come aperitivo attorniati da vecchietti? A cena fagioli e cotiche in una trattoria di legno anni ’70? Difficile pensare a qualcosa di meglio.

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