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La genesi e la trasformazione musicale di Lil Yachty sono un fenomeno interessante per la scena statunitense contemporanea. Un chiaro esempio del percorso artistico al quale un rapper può andare incontro nel momento in cui si trova diviso tra la sperimentazione e l’industria.

Miles Parks McCollum, questo il suo vero nome, emerge inizialmente da Soundcloud facendosi notare con una prima demo di “One Night”, per poi dare il via a una serie di progetti lungimiranti per l’epoca. Di fatto, è stato uno dei primi a giocare con quel suono molto cartoon, gommoso e colorato, da lui stesso definito come “bubblegum trap”, un termine ormai iper abusato.

Lil Boat 3

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Ai tempi, invece, questo tipo di sonorità era tutt’altro che digerita dalla comunità rap, ancora attaccata a concetti ormai stantii che verranno poi quasi del tutto sradicati qualche anno più tardi. Di conseguenza, Yachty è stato uno dei primi a venire “accusato” di fare mumble rap quando l’accezione ancora era negativa—tanto da rifiutarne sempre l’etichetta—e di non essere in grado di fare freestyle—aspetto totalmente ininfluente per l’ascoltatore medio di trap nel 2020.

Con i suoi primi lavori, i mixtape ‘Lil Boat’ e ‘Summer Songs 2’, Yachty esibisce al grande pubblico il repertorio che lo caratterizzerà a lungo: prevalgono beat giocosi, samples di videogame e cartoni animati, nonché il suo inconfondibile falsetto in autotune esasperato su lyrics scemissime, grezze e mezze mugugnate. Come ad esempio in “IDK”, quando dice “Oh baby vieni a suc******o a un giovane ragazzo come se fosse un violoncello (qui sbaglia, lo confonde spesso, a inizio carriera, con il flauto, nda) / ti voglio riempire poi leccare e infilzare / proprio come un piccolo roll”, o in “Up Next 3”, “Ca**o nella sua bocca come un fot***o churro / ca**o così grasso come un fot***o burrito”.

Lil Yachty è stato uno dei primi a giocare con un suono cartoon, gommoso e colorato, da lui stesso definito come “bubblegum trap”.

L’attitude, poi, è stata da subito sempre fedele e in linea con il suo personaggio: non è un thugger, Lil Yachty, e anzi è un tipo simpatico e per niente intimidatorio, una persona riconoscente e gentile. Non ha poi nessuna esperienza gangsta, è stato soltanto arrestato una volta per tentata frode con una carta di credito falsa in un mall a Palm Beach, e rilasciato subito su cauzione.

La classica struttura dell’hip hop per cui il rapper deve essere un macho rispettato—nella musica e sulla strada—, pericoloso e armato viene completamente a mancare nella persona di Lil Yachty, che sembra essere piuttosto un bambino troppo cresciuto, qualcuno che si approccia alla materia con grande spensieratezza e attitudine al gioco. Nei primi anni di carriera, inoltre, si impegna nel creare un’estetica unica che lo accompagna tutt’oggi, rippata poi da un’infinità di personaggi.

Yachty, per intenderci, è il tizio che se ne frega della macchine di lusso e va in giro in barca, vestendosi da marinaio con sailor hat e maglie a righe, e monta su yacht giganteschi, vele, gommoni e natanti da diporto. L’immagine che ne deriva è divertente e sa vendersi molto bene, tanto che finisce per superare i confini musicali e lo porta a diventare il volto o il creativo di marchi come Nautica, Urban Outfitters e Sprite.

Dopo i primi mixtape, con gli album ‘Teenage Emotions’, ‘Lil Boat 2‘ e ‘Nuthin 2 Prove‘, lo stile arriva però ad allinearsi decisamente alle tendenze trap più classiche—fatte dovute eccezioni per alcuni pezzi in ‘Teenage Emotions’, che è forse un disco più di transizione che di cesura, e pochi altri qua e là come “Worth It” o “Love me forever”. E non solo a livello sonoro del beat, visto che c’è molto meno squeak e meno glitch, ma anche in virtù dell’atteggiamento meno rilassato e divertito, anzi, decisamente più prepotente, come accade ad esempio in “DN Freestyle”, ma soprattutto in tutto ‘Lil Boat 2’.

Dopo i primi mixtape più originali, Yachty però si è allineato decisamente alle tendenze trap più classiche e insipide.

La scrittura si fa via via più piatta e insipida, si ispira ai modelli standard. Ad esempio, in “FWM” dice “I miei amici stanno a palle all’aria, yeah / Ho due tr**e in una Lambo, yeah / Mi dipingo la faccia come Rambo, yeah / Dimmi un posto dove non posso andare, yeah.”

Le immagini che evoca qui non hanno niente di davvero originale, sono le stesse dei vari Lil Baby, di 21 Savage et similia. Certo, anche prima Yachty toccava le medesime tematiche pussy/flex oriented, ma almeno le dettagliava, le esprimeva con il suo stile e visione particolari.

In ‘Nuthin 2 Prove’, nonostante si affievolisca un minimo il flash di onnipotenza gorilla, l’artista conferma definitivamente la deliberata deriva verso una musica senza carattere, del tutto omologatissima. Questa scelta viene vista non tanto come una crescita artistica, quanto la ricerca di una definizione che lo agevoli nella scena, come dimostrano anche i feat con personaggi come Lil Pump, Cardi B, Gunna, e, in ultimo, Drake.

‘Lil Boat 3’, uscito settimana scorsa, ci ha lasciati per questo curiosi e in attesa, e tuttavia si è rivelato un compromesso su tutta linea. Su Twitter, Yachty ha scritto “Vi dispiace se tratto questo 2020 come se fosse il 2016 con le melodie?”, in occasione dell’uscita del singolo “Oprah’s Bank Account”.

‘Lil Boat 3’ si è rivelato purtroppo un compromesso su tutta linea.

In effetti, Drake e DaBaby a parte, potrebbe benissimo essere un pezzo uscito da uno dei suoi primi mixtape. Anche il video è divertente e spensierato, e lui cucina lasagne ospite da Oprah Winfrey—interpretata sempre da lui con tacchi e parrucca—in un mini film di 10 minuti.

Gli altri featuring, però, lasciano un po’ a desiderare dal punto di vista innovativo, eccezion fatta per “T.D”, con Tierra Whack, A$ap Rocky e Tyler, The Creator. Non è certamente un pezzo da Lil Yachty, ma è molto interessante: il gruppo di artisti funziona bene, hanno in comune una certa estetica, colorata e cartoonesca, e sono tutti abbastanza allegri e chillati.

“Pardon Me” con Future e “Range Rover Sports Truck” con Lil Keed, invece, ricalcano quel sound plastico e inflazionato da trap insipida, praticamente monouso, ed è un po’ una piatta delusione, purtroppo, anche il pezzo con Thug. Queste mosse ribadiscono quindi la tendenza a non rischiare, a voler rimanere nel brodo dei Migos o chi per loro, puntando a un prodotto estendibile alla massa e al successo meramente commerciale.

Le tracce da solista, invece, per la maggior parte, sembrano finalmente portare alla luce una dolce nostalgia dei mixtape. “Top Down”, “From Down Bad”, “Love Jones”, ma soprattutto “Can’t Go” e “Lemon Head”, con prod. di K. Swisha: tutti momenti in cui Yachty alza il pitch, e talvolta addirittura canticchia, su beat super catchy, recuperando quella spontaneità che l’aveva fatto emergere a inizio carriera, quelle similitudini iconiche del suo personaggio unico.

Alcune mosse di Lil Yachty confermano la tendenza a non voler rischiare, e puntano verso il successo meramente commerciale.

“Wheh’ Chile” sembra essere l’esempio più lampante, visto che nell’intro dice “Questa m***a sembra un fot***o Final Fantasy, cazzo / Zelda, qualcosa del genere / roba tipo Nintendo 64” e in seconda line “Diamanti alle mie orecchie come acciughe”. Ma non solo, in “Don’t Forget” dice “Ora vuoi un giro di applausi, bravo come Johnny”. Inoltre, sempre in “Wheh Chile” sembra auto-citarsi da “Broccoli”, featuring cardinale con DRAM, assieme probabilmente a “Monte” con Post Malone: se una volta diceva “N***a tocca la mia gang che trasformiamo sta m***a in Columbine”, ora dice “E io vi rinnego tutti come Columbine”.

Insomma, la rivisitazione di vecchie sonorità e idee di fatto c’è, ed è chiara, voluta e lampante. Quello che cambia è l’approccio decisamente più maturo, proprio di un artista che non ha più diciannove anni e che è immerso in un contesto musicale professionale, definito da obiettivi precisi, cioè grandi numeri e grandi nomi che lo accompagnino.

Nonostante questa strana vocazione malinconica, tuttavia, il disco non ci sembra una hit, ed è probabilmente ancora troppo accondiscendente. È un progetto divertente, molto più divertente di altri album mainstream usciti negli ultimi mesi, ma non riesce proprio a uscire dallo stesso cerchio in cui si rinchiude chi vuole a tutti i costi che il proprio singolo apra su Billboard.

In un momento in cui la trap classica, senza sfumature, manca spesso di veridicità e non va incontro ad innovazioni sentite, la ricerca musicale del singolo rapper può provare a muoversi a ritroso, verso le radici che, nell’anno re della trap americana, cioè il 2016, gli hanno permesso di assestarsi. Magari non vale per tutti, visto che c’è chi è nato senza un sound di riconoscimento, e c’è chi è uscito dopo, trovandosi spaesato e in ritardo su tutto.

Per Yachty non è un’occasione totalmente sprecata, quanto non sfruttata a dovere.

Per Yachty avrebbe forse potuto valere lo stesso discorso. Non ci sentiamo però di dire che sia un’occasione totalmente sprecata, quanto non sfruttata a dovere.

Questo, però, perché a noi piace il Boat delle jellies e dei broccoletti. Ma noi non possiamo e non vogliamo certo dire a Boat quello che deve fare.

Margherita e Alessandro sono su Instagram.

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